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Se voi tutti, miei signori, foste meno stupidi , capireste la vita e la rinneghereste , per quanto stupida possa apparire agli occhi degli stupidi. Voi che fate scempio di voi stessi nella religione assoluta della vostra stupidità avete negli occhi vostra madre, vostra moglie, vostra figlia ma non avete realmente, che voi stessi e le vostre sciocche convinzioni. Niente, miei signori, v'appartiene, che non sia caldo piscio di topi incontinenti, perchè nel vostro misero specchio non avete mai visto nulla al di fuori di voi stessi. Morirò così, scioccamente, nell'ingorda convinzione di finire, io che non avrò fine perchè lascerò di me ciò che non avete capito voi, ma sapete, il mondo, questo mondo, è marcio e mi ha risputato , lì, nel vuoto assoluto dal quale provengo. Non vi affannate, miei signori, a comprendere quello che dico ma piuttosto concentrate le energie nel fondo delle vostre brache, lì, forse, si nasconde ancora un barlume di umanità. E ancora, è un consiglio sincero, non ricordatevi di me perchè non sapreste collocarmi giustamente tra i santi dell'inferno, nè assegnare al giusto posto, i miei brandelli, perchè io, miei signori, ho una forma diversa che mai comprendereste. La mia morte, fedelissimi saccenti, non la misurate, perch'io ho logorato i vostri metri, ma ridete, ridete al cospetto del mio orgoglio. Miei signori, è giunta l'ora dell'addio ma che di me si parli sempre, perchè vi ho violati, stuprati e poi gettati, e so, che vi ho tarlati, per sempre. E qui mi congedo anche da te, caro figlio, hai salvato la tua vita senza saperlo, chè nelle mie mani saresti morto, vittima dei tuoi stessi pensieri. Il genio si spegne e vostro malgrado non rimarrà che ricordarmi, emularmi, invidiarmi perchè ho profondamente goduto mentre voi non avete che vissuto e per questo, così profondamente, io, vi disprezzo
Madhreth Osteka
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Scritto alle 21:05
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Scritto alle 21:02
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Scritto alle 20:45

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice:è finita. No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede,anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi
condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo;che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca:c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o
che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Eppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima; ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un
giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i
piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto. *** quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato.
Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così?
Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli. Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere:
"Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa...è la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti...
Jack Folla
,
Scritto alle 18:38

...Anche il corvo con la sua voce rauca,gracchia il fatale ingresso di Duncano ...sotto i miei spalti...
Voi spiriti mali che v'associate a pensieri di morte...venite...snaturate in me il mio sesso e colmatemi
fino a traboccare della più disumana crudeltà....
Fatemi denso il sangue e sbarratemi ogni accesso alla pietà, si che nessuna visita di naturale compunta pietà
venga a scrollare il mio ferale intento ed a frapporsi tra esso e l'azione che lo dovrà eseguire...
Accostatevi ai miei seni di donna....datemi fiele al posto del mio latte...
Voi che siete ministri d'assassinio e che invisibili nella sostanza siete sempre e dovunque per
servire la natural perfidia degli uomini...
Vieni o notte profonda ed ammantata del più tetro vapore dell'inferno...che l'affilata lama
non veda la ferita che produce e ....che il cielo non si sporga dalle pieghe della tua coltre a urlare ferma!
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Marcella Pezzarossa nasce a Brescia nel 1977 , sentendosi comunque sempre molto vicina, sia per cultura che per indole alle sue origini salentine. Diplomatasi, matura una lunga esperienza in villaggi turistici come animatrice, lavorando per grandi tour operator come Alpitur. In quel contesto, muove i primi passi sul palcoscenico, con cabaret, musical, serate d'intrattenimento, nasce così il grande amore per il teatro, presto diventa un'esigenza sapere, leggere, studiare. Frequenta la Scuola Internazionale di teatro diretta dal M.stro Kuniaki Ida, studiando la maschera neutra, larvale ed espressiva, Corsi di Dizione all'accademia della voce, Stage con M.stri come Mamadou e Proietti, canto con M.stra Elena Traversi. Seminario "Edipo: Inchiesta sui personaggi. studio e sviluppo al Teatro del Cerchio, Marzo 2007 Partecipa come mimo teatrale nella stagione lirica del Teatro Grande, diretta dal M.stro Beppe De Tommasi, Cabaret al Fellini (Brescia), Installazioni per cinicasaffo, nell'ambito della mostra "Mea Culpa" Cortometraggi |
Per info potete contattarmi:
Info@marcellapezzarossa.it
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Voglio che tu sappia una cosa....
Tu sai com'è questa cosa....
Se guardo la luna di cristallo,
Il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra
Se tocco vicino al fuoco, l'impalpabile cenere o il rugoso corpo della legna...
Tutto mi conduce a te..
Come se ciò che esiste, aromi, luce, metalli...
Fossero piccole navi che vanno verso le tue isole, che m'attendono...
Or bene...
Se poco a poco cessi d'amarmi...
Cessero d'amarti...poco a poco...
Se d'improvviso mi dimentichi non cercarmi, che già t'avrò dimenticato...
Se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere, che passa per la mia vita e ti decidi a lasciarmi sulla riva del cuore in cui ho le radici...
pensa che in quel giorno ...in quell'ora...leverò in alto le braccia
e le radici usciranno...a cercare altra terra...
Ma se ogni giorno...ogni ora senti che a me sei destinato...con dolcezza implacabile...
se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi...
Ai amore mio...ai mio....
in me tutto quel fuoco si ripete...in me nulla si spegne ne si dimentica...
Il mio amore si nutre del tuo amore...amato
e finche tu vivrai starà tra le tue braccia senza uscire dalle mie..
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amo il teatro, l'opera, la vita, Giulietta, il chitarrista dei DRB...
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odio Berlusconi i prepotenti...il cattivo gusto
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Mirrorend in Forza venite!!Gioite...
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